Chi ha paura degli esami?

paura

Rassegniamoci: gli esami in un modo o nell’altro ci seguiranno per tutta la vita, e sempre accompagnati dalla loro dose di paure. Ma proviamo a vederla da un’altra posizione, magari la paura dell’esame può addirittura diventare un nostro alleato …

1     Anzitutto teniamo a mente che non siamo soli: ciascuno di noi ha paura di fronte ad un esame e per chi dice di non avere mai paura, forse è il momento di guardarsi dentro con maggiore attenzione.

2     La paura non è di per sé negativa, anzi una certa dose aiuta a superare l’esame: ci spinge a prepararci con maggiore attenzione (la buona preparazione è già di per sé un buon sistema per controllare la paura) e ci fornisce le energie per rendere al meglio al momento dell’esame.

3     Il contrario della paura non è l’assenza di paura, ma il coraggio, in altre parole affrontare la paura. Ci sono vari esercizi per farlo emergere e in una delle prossime pillole racconterò quello che io uso di solito.

4     Nei confronti della paura da esame i due atteggiamenti estremi sono sicuramente perdenti: negare la paura serve solo a farla diventare più forte; affrontarla di petto come fosse una sfida può vederci perdenti e sfiduciati nei confronti della nostra forza ed energia. La paura va anzitutto accettata: se la sentiamo, significa che soggettivamente c’è ed è giusto che ci sia. Possiamo ad esempio iniziare semplicemente dicendo a noi stessi: “Va bene, in questo momento sento la paura, non c’è niente di male in questo”.

5     Teniamo bene a mente quelle volte in cui non abbiamo permesso alla paura di bloccarci. Se siamo stati capaci di farlo una volta, significa che noi siamo capaci di farlo anche ora. Rievochiamo quel momento di coraggio, coltiviamolo nella nostra mente, rendiamolo concreto e reale nel qui e ora.

6    Proviamo a farci la domanda “cosa succede se l’esame va male?”. Molto probabilmente le conseguenze non sono così disastrose e irreparabili come la paura ci vorrebbe far credere. Ci saranno altri appelli, altri esami e altre opportunità, sempre tenendo presente che noi non sappiamo mai in profondità cosa è bene e cosa è male per la nostra vita.

7     Nessun contratto ci obbliga a superare, e magari brillantemente, tutti gli esami. Anzi, come dice Piero Ferrucci nel suo libro appena uscito La nuova volontà: “Se non passiamo un esame … abbiamo in mano informazioni preziose (che prima non avevamo) per capire come modificare le nostre idee e i nostri comportamenti.”

Ma se tutto questo non ci basta, un ultimo consiglio un po’ per gioco e un po’ no: se proprio il vostro esaminatore vi terrorizza, immaginatelo in bagno con i pantaloni tirati giù nel bel mezzo dello sforzo. Provateci, io l’ho fatto e vi assicuro che funziona!

Perché niente è come sembra

carofiglio1

Di recente ho ascoltato un bell’intervento di Gianrico Carofiglio all’inaugurazione dell’Anno Accademico della  Fondazione Campus di Lucca. A un certo punto, quasi a dire “guardate che quello che di cui vi parlo è reale”, lo scrittore racconta una storia vera, la sua storia. Allora magistrato in carriera (lui la definisce “l’altra vita”) ma con velleità mai sopite di scrittore, Carofiglio viene, forse ingiustamente, scartato per un posto di grande prestigio e responsabilità. E’ amareggiato e profondamente deluso e arrabbiato, ma questo episodio negativo fa sì che trovi energie e tempo, e forse anche la motivazione, per concludere il suo primo libro e iniziare quella carriera che l’ha portato a realizzare il suo sogno di sempre diventando uno scrittore di successo.

Questo racconto mi ha ricordato quella vecchia storia, quasi una filastrocca …. In breve dice più o meno così: un vecchio uomo molto povero possiede solo un bel cavallo. Un giorno il cavallo scappa via e tutti dicono “che sfortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una sfortuna o una fortuna”. Dopo una settimana il cavallo ritorna accompagnato da un altro stallone selvatico, e tutti dicono “che fortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una fortuna o una sfortuna”. Il giorno successivo il figlio del vecchio, cercando di domare il nuovo arrivato, cade e si frattura una gamba, e tutti dicono “che sfortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una sfortuna o una fortuna”. Pochi giorni dopo arriva l’esercito per arruolare giovani per la battaglia e il figlio del vecchio è scartato a causa dell’infortunio e tutti dicono “che fortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una fortuna o una sfortuna”. Questa storia non finisce mai, perché noi non possiamo mai sapere davvero quello che è bene o male, anche perché, semplicemente, non conosciamo il futuro, così come non si può conoscere il contenuto di un libro semplicemente leggendone una frase.

Ma a questa saggia storia Carofiglio aggiunge qualcosa di più potente, ovvero il fatto che le sue parole sono frutto di una realtà di vita vissuta e questo dà al messaggio una forza nuova, regalandoci l’idea chiara che quella filastrocca non è un abile strumento consolatorio, ma una realtà.

Quindi se pensiamo a tutto il chiacchiericcio interno che quotidianamente ci dice questo va bene e questo no, e se anche pensiamo a tutte le fatiche e tutte le frustrazioni e tutte le rabbie che ciò si porta dietro, allora forse quello che possiamo fare è provare ad abbassare consapevolmente un po’ il volume di tutto questo.  Insomma non si tratta certo di farlo cessare, tra l’altro si tratterebbe di un’ipotesi praticamente irrealizzabile, ma di provare a dargli sempre meno ascolto.

E ci sono almeno tre buoni motivi per provarci:

1 – ascoltare questo continuo chiacchiericcio interiore non ci serve a niente, se non ad arrabbiarci e irritarci, e anche questo non ci serve a niente. Si tratta di un atteggiamento inutile e disfunzionale al nostro benessere.

2 – anche i nostri rapporti con gli altri saranno più distesi e fluidi se non avremo tutte le energie impegnate a seguire continuamente tutti i nostri piccoli questo mi piace e questo non mi piace, questo va bene e questo non va bene.

3 – ma soprattutto il motivo per cui non ha senso dare un grande ascolto a questo chiacchiericcio interiore è che le evidenze dicono che non c’è motivo di credergli, perché è davvero impossibile sapere prima se ciò che ci accade è davvero una fortuna o una sfortuna.

Difficile da realizzare?

Vero, anzi molto vero, ma forse vale la pena di provarci.