Alla ricerca dell’altra faccia della malattia

foto luca

Epittetto scriveva “La malattia è un impedimento per il corpo, ma non necessariamente per la volontà”. Epitteto fu un filosofo, e non a caso si dice di “prendere la vita con filosofia”, però fu anche una persona malata, quasi sicuramente zoppa a secondo molti, con tutte le difficoltà di fare una diagnosi datata duemila anni, malato reumatico.

Quando scelsi questo motto per i miei gruppi di counseling per malati reumatici temevo una sorta di linciaggio, temevo cioè che non passasse il messaggio profondo di questa frase, ma una sorta di incitamento buonista e del “penso positivo” a tutti i costi, tanto poi la malattia ce l’abbiamo noi e ce la teniamo. Ma la storia andò molto diversamente e la realtà, come spesso accade, mi regalò un importante insegnamento quando, nel corso dei nostri incontri, un partecipante senza quasi darci troppo peso tirò fuori questa frase a suo modo rivoluzionaria “La malattia di da forza”.

Ora non sono certo qui a fare un elogio della malattia e credo che chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio, potendo scegliere, ne farebbe ben volentieri a meno. Ma qui sta il punto, non possiamo scegliere. Certo possiamo, e anzi direi che sarebbe saggio,  scegliere i medici e le terapie che più sentiamo giuste per noi e decidere di seguirle fino in fondo, e in questo modo possiamo fare molto, ma alla fine non possiamo scegliere di essere sani. La malattie si presenta come uno dei tanti misteri di fronte ai quali la nostra piccola ragione si deve inchinare e fare spazio.

Eppure tutti noi abbiamo esempi di persone che di fronte ad eguali difficoltà e malattie reagiscono in maniera assai diversa, chi si dispera e chi ne trae energia, chi le rifugge e chi le affronta a viso aperto e ancora chi vi fa amicizia. Ebbene tutti questi modo di approcciarsi alla malattia sono assolutamente e leciti, e, per dirla chiaramente, giusti, perché alla fine ciascuno di noi ha il diritto di affrontare o non affrontare la malattia come meglio crede, però ci sono degli atteggiamenti che oggettivamente si rivelano più adatti ed efficaci per mantenere una buona qualità di vita in presenza di una malattia.  

Il punto principale è questo: l’approccio alla malattia, la nostra reazione, può essere allenata, educata, può essere resa più funzionale al raggiungimento di una migliore qualità di vita. Il malato può quindi imparare a vivere meglio, ma c’è un punto di partenza imprescindibile, che deve volerlo e deve volerlo profondamente, perché al di là della, condivisibile, rabbia per la malattia, il suo desiderio principale non deve essere la vendetta, ma un egoistico volersi bene veramente, nel qui e ora, con quello che c’è, e quindi anche con la malattia.

Un termine molto usato in questo campo è quello di resilienza. In ingegneria la resilienza è la capacità dei materiali di piegarsi senza rompersi e questo mi sembra ne dia una chiara indicazione anche nel nostro campo. La resilienza è la capacità di affrontare positivamente le avversità, traendone energia e stimolo per una positiva reazione. Le persone resilienti di fronte alla malattia si dimostrano capaci di mantenere un atteggiamento positivo, di affrontare attivamente le difficoltà della malattia e di riuscire a trovare delle soluzioni attive. Il corretto atteggiamento mentale non garantisce la guarigione, ma sicuramente una buona vita e buoni affetti.

Sono quelle persone che le vediamo farsi forti nelle difficoltà, non scoraggiarsi, non hanno paura a mostrare la loro paura e questo le rende umane e forti allo stesso tempo. Queste persone sono autentiche e ci piacciono, ci viene voglia di seguirle. Ebbene, tutti noi possiamo diventare così. Ognuno con la proprie caratteristiche, resilienza e volontà possono essere allenate, costruite o ri-costruite, con una forza delicata possono uscire da noi e sorprenderci, permettendoci di essere noi stessi nonostante le difficoltà, nonostante la malattia cronica, nonostante il dolore, anzi, come forse direbbe quel partecipante al gruppo di counseling, grazie alla malattia, ma questa è la sua storia e ognuno di noi è giusto che viva la propria personale storia da scrivere sul propri diario della vita.

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