Gruppi di Counseling per malati reumatici e loro parenti

counseling gruppo 3

          “La malattia è un impedimento per il corpo, ma non necessariamente per la volontà”

Epitteto

Quali sono le finalità?

Saranno formati due gruppi, uno per i malati reumatici e uno per i parenti e per coloro che sono a vario titolo vicino ai malati. Saranno due spazi protetti dove ciascuno potrà portare liberamente, secondo i propri bisogni e desideri, le sue esperienze, difficoltà e il personale vissuto in relazione alla malattia cronica o alla vicinanza a persone malate. Impareremo ad aprirci e ad ascoltare e accogliere l’altro. Alterneremo momenti di condivisione a momenti di formazione e crescita. Il gruppo potrà così fornire un supporto per affrontare ed elaborare le proprie esperienze.

 

Chi siamo?

Organizzazione: Associazione ATMaR, sezione Pisa.

Conduzione dei gruppi: Dott. Vittorio Toschi, Counselor Professionista (C.N.C.P.)

Coordinamento: Dott. Massimiliano Pagni, Vicepresidente dell’Associazione ATMaR sez. Pisa.

 

Quando e dove?

Le date:  7 marzo- 21 marzo – 18 aprile – 9 maggio – 30 maggio

Il luogo: U.O. di Reumatologia (Edificio 20bis), Azienda Ospedaliera Pisana, via Roma 67 Pisa.

 

Per favorire il coinvolgimento di tutti i partecipanti, il gruppo potrà avere un massimo di 12 partecipanti e viene richiesto di partecipare, salvo cause di forza maggiore, a tutti gli incontri.

La partecipazione è a titolo gratuito per i soci dell’associazione ATMaR sezione Pisa

 

Informazioni ed iscrizioni: ATMaR tel 3475353912

CONFERENZE DI PSICOSINTESI A LUCCA

Lucca Psicosintesi

29 gennaio – 12 febbraio – 25 febbraio 2015 ore 18,45

 

I MITI IN NOI. Prometeo, Chirone, Kronos, Demetra e Persefone – Andrea Bocconi

29 gennaio 2015 ore 18,45

I miti che raccontano le loro vicende, le imprese che compiono, hanno solo un valore storico o narrativo? Noi crediamo che abbiano molto da dirci,  vivendo anche nella modernità e producendo effetti sulla psiche individuale e collettiva. Ne racconteremo alcuni, per capire meglio da dove veniamo e dove vogliamo andare.

 

L’ODISSEA. Il ritorno a casa – Piero Ferrucci

12 febbraio 2015 ore 18,45

L’Odissea è una delle più grandi storie dell’avventura umana. Omero racconta vicende di perseveranza, di intelligenza davanti a ostacoli terrificanti, di coraggio vincente. Le peripezie di Ulisse sono la storia del ritorno a casa: al proprio vero Sé. L’Odissea è una narrativa che nasce dalle profondità di tutti per raccontare la storia di ognuno. Con il linguaggio terso e profondo della poesia, arriva là dove alla ragione è proibito accedere. È una mappa appassionante e precisa che ci aiuta ad affrontare le difficoltà e a orientarci nella nostra esistenza.

 

LA VITA E’ UN FILM? Benessere e felicità nelle relazioni interpersonali – Lucia Ricci e Vittorio Toschi

25 febbraio 2015 ore 18,45

Ognuno di noi è parte di un sistema di relazioni che possono essere più o meno funzionali al raggiungimento ed al mantenimento del nostro stato di benessere. L’identità personale, l’immagine che abbiamo di noi stessi e quella che pensiamo gli altri abbiano di noi, si costruisce progressivamente attraverso l’interazione con gli esseri umani. Nel gioco delle relazioni la posta è la definizione di sé.

Proveremo ad analizzare, utilizzando scene tratte da film, alcune delle principali dinamiche relazionali costruttive o distruttive, con lo scopo di promuovere una maggiore consapevolezza rispetto alle proprie modalità comunicative e di aprire un primo spazio di cambiamento.

Sede delle conferenze: Complesso di San Micheletto – Lucca

Ingresso gratuito

Per informazioni inviare un’e-mail a info@luccapsicosintesi.it

OLTRE LE MEDICINE

Il 14 febbraio p.v. si terrà a pisa il convegno “OLTRE LE MEDICINE – La partecipazione attiva del paziente alla propria cura” organizzato dall’associazione ATMaR, associazione di malati reumatici.

Il mio intervento “Il counseling nelle malattie reumatiche: una via di crescita e di consapevolezza” verterà sul ruolo del counseling nella malattia, sia in riferimento ai malati, che ai parenti. Verranno presentati anche i risultati del progetto counseling svoltosi lo scorso anno.

La partecipazione è gratuita. Di seguito programma completo.

OLTRE LE MEDICINE
La partecipazione attiva del paziente alla propria cura
Convegno a partecipazione libera
Sabato 14 Febbraio 2015, ore 9.15, sala congressi Park Hotel California
via Aurelia km 338, n 2 Loc. Madonna Dell’Acqua – San Giuliano Terme (Pisa)

9:15 Apertura e saluti
Prof.ssa Marta Mosca Direttore Responsabile U.O. Reumatologia, Pisa
9:30 Presentazione e coordinamento lavori
Dott.ssa Paola Grossi Presidente A.T.Ma.R. Pisa
9:50 La forza di volontà alla prova della malattia
Dott. Massimiliano Pagni Vice presidente A.T.Ma.R Pisa
10:10 Stile di vita e malattie reumatiche
Dott.ssa Chiara Tani U.O. Reumatologia, Pisa
10:30 Il counseling nelle malattie reumatiche: una via di crescita e di consapevolezza
Dott. Vittorio Toschi Counselor professionista
10:50 Break
11:10 La terapia fisica nelle malattie reumatiche
Dott. Camillo Giacomelli U.O. Reumatologia Pisa
11:30 L’ alimentazione nelle malattie reumatiche: districarsi nel complesso mondo delle diete
Dott.ssa Simona Tommasi Biologa nutrizionista
11:50 Terapia termale e fibromialgia: istruzioni per l’uso
Dott.ssa Arianna Consensi U.O. Reumatologia Pisa
12:10 I gruppi di auto mutuo aiuto per pazienti fibromialgici
Sig.ra Rosa Baviello Promotrice del gruppo Le Farfalle

12:30 Chiusura dei lavori
Alla fine dei lavori è possibile fermarsi per il pranzo al prezzo di €23. Per il pranzo è necessaria la prenotazione entro l’8 febbraio al numero dell’Associazione Atmar sez. Pisa 3475353912

Chi ha paura degli esami?

paura

Rassegniamoci: gli esami in un modo o nell’altro ci seguiranno per tutta la vita, e sempre accompagnati dalla loro dose di paure. Ma proviamo a vederla da un’altra posizione, magari la paura dell’esame può addirittura diventare un nostro alleato …

1     Anzitutto teniamo a mente che non siamo soli: ciascuno di noi ha paura di fronte ad un esame e per chi dice di non avere mai paura, forse è il momento di guardarsi dentro con maggiore attenzione.

2     La paura non è di per sé negativa, anzi una certa dose aiuta a superare l’esame: ci spinge a prepararci con maggiore attenzione (la buona preparazione è già di per sé un buon sistema per controllare la paura) e ci fornisce le energie per rendere al meglio al momento dell’esame.

3     Il contrario della paura non è l’assenza di paura, ma il coraggio, in altre parole affrontare la paura. Ci sono vari esercizi per farlo emergere e in una delle prossime pillole racconterò quello che io uso di solito.

4     Nei confronti della paura da esame i due atteggiamenti estremi sono sicuramente perdenti: negare la paura serve solo a farla diventare più forte; affrontarla di petto come fosse una sfida può vederci perdenti e sfiduciati nei confronti della nostra forza ed energia. La paura va anzitutto accettata: se la sentiamo, significa che soggettivamente c’è ed è giusto che ci sia. Possiamo ad esempio iniziare semplicemente dicendo a noi stessi: “Va bene, in questo momento sento la paura, non c’è niente di male in questo”.

5     Teniamo bene a mente quelle volte in cui non abbiamo permesso alla paura di bloccarci. Se siamo stati capaci di farlo una volta, significa che noi siamo capaci di farlo anche ora. Rievochiamo quel momento di coraggio, coltiviamolo nella nostra mente, rendiamolo concreto e reale nel qui e ora.

6    Proviamo a farci la domanda “cosa succede se l’esame va male?”. Molto probabilmente le conseguenze non sono così disastrose e irreparabili come la paura ci vorrebbe far credere. Ci saranno altri appelli, altri esami e altre opportunità, sempre tenendo presente che noi non sappiamo mai in profondità cosa è bene e cosa è male per la nostra vita.

7     Nessun contratto ci obbliga a superare, e magari brillantemente, tutti gli esami. Anzi, come dice Piero Ferrucci nel suo libro appena uscito La nuova volontà: “Se non passiamo un esame … abbiamo in mano informazioni preziose (che prima non avevamo) per capire come modificare le nostre idee e i nostri comportamenti.”

Ma se tutto questo non ci basta, un ultimo consiglio un po’ per gioco e un po’ no: se proprio il vostro esaminatore vi terrorizza, immaginatelo in bagno con i pantaloni tirati giù nel bel mezzo dello sforzo. Provateci, io l’ho fatto e vi assicuro che funziona!

Perché niente è come sembra

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Di recente ho ascoltato un bell’intervento di Gianrico Carofiglio all’inaugurazione dell’Anno Accademico della  Fondazione Campus di Lucca. A un certo punto, quasi a dire “guardate che quello che di cui vi parlo è reale”, lo scrittore racconta una storia vera, la sua storia. Allora magistrato in carriera (lui la definisce “l’altra vita”) ma con velleità mai sopite di scrittore, Carofiglio viene, forse ingiustamente, scartato per un posto di grande prestigio e responsabilità. E’ amareggiato e profondamente deluso e arrabbiato, ma questo episodio negativo fa sì che trovi energie e tempo, e forse anche la motivazione, per concludere il suo primo libro e iniziare quella carriera che l’ha portato a realizzare il suo sogno di sempre diventando uno scrittore di successo.

Questo racconto mi ha ricordato quella vecchia storia, quasi una filastrocca …. In breve dice più o meno così: un vecchio uomo molto povero possiede solo un bel cavallo. Un giorno il cavallo scappa via e tutti dicono “che sfortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una sfortuna o una fortuna”. Dopo una settimana il cavallo ritorna accompagnato da un altro stallone selvatico, e tutti dicono “che fortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una fortuna o una sfortuna”. Il giorno successivo il figlio del vecchio, cercando di domare il nuovo arrivato, cade e si frattura una gamba, e tutti dicono “che sfortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una sfortuna o una fortuna”. Pochi giorni dopo arriva l’esercito per arruolare giovani per la battaglia e il figlio del vecchio è scartato a causa dell’infortunio e tutti dicono “che fortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una fortuna o una sfortuna”. Questa storia non finisce mai, perché noi non possiamo mai sapere davvero quello che è bene o male, anche perché, semplicemente, non conosciamo il futuro, così come non si può conoscere il contenuto di un libro semplicemente leggendone una frase.

Ma a questa saggia storia Carofiglio aggiunge qualcosa di più potente, ovvero il fatto che le sue parole sono frutto di una realtà di vita vissuta e questo dà al messaggio una forza nuova, regalandoci l’idea chiara che quella filastrocca non è un abile strumento consolatorio, ma una realtà.

Quindi se pensiamo a tutto il chiacchiericcio interno che quotidianamente ci dice questo va bene e questo no, e se anche pensiamo a tutte le fatiche e tutte le frustrazioni e tutte le rabbie che ciò si porta dietro, allora forse quello che possiamo fare è provare ad abbassare consapevolmente un po’ il volume di tutto questo.  Insomma non si tratta certo di farlo cessare, tra l’altro si tratterebbe di un’ipotesi praticamente irrealizzabile, ma di provare a dargli sempre meno ascolto.

E ci sono almeno tre buoni motivi per provarci:

1 – ascoltare questo continuo chiacchiericcio interiore non ci serve a niente, se non ad arrabbiarci e irritarci, e anche questo non ci serve a niente. Si tratta di un atteggiamento inutile e disfunzionale al nostro benessere.

2 – anche i nostri rapporti con gli altri saranno più distesi e fluidi se non avremo tutte le energie impegnate a seguire continuamente tutti i nostri piccoli questo mi piace e questo non mi piace, questo va bene e questo non va bene.

3 – ma soprattutto il motivo per cui non ha senso dare un grande ascolto a questo chiacchiericcio interiore è che le evidenze dicono che non c’è motivo di credergli, perché è davvero impossibile sapere prima se ciò che ci accade è davvero una fortuna o una sfortuna.

Difficile da realizzare?

Vero, anzi molto vero, ma forse vale la pena di provarci.

Quando anche annoiarsi diventa un lusso

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Vacanze d’estate. Ieri la famiglia con cui condividiamo il giardino è stata tutto il giorno in barca. Oggi è un giorno di nuvole e di vento: è un buon giorno per bighellonare tra sdraie fuori e poltrone dentro. A metà pomeriggio la bambina di dieci anni dice alla mamma che si sta annoiando; lei, con tutta naturalezza, risponde “la vacanza serve anche per annoiarsi”. Una risposta insolita, ma che subito mi pare molto saggia.

E in effetti, se la vacanza vuole essere un qualcosa di diverso dal resto dell’anno per le nostre vite spesso troppo piene (per necessità e per scelta), allora permetterci uno spazio fisico e mentale per poterci annoiare senza sensi di colpa, questo pare davvero un interessante indicatore di quello stacco che spesso diciamo di volere senza poi cercarlo veramente. Se, quindi, a volte ci capita di annoiarci, proviamo a togliere ogni connotato negativo a questo termine, perché se io ci penso bene, e forse se ci pensiamo bene tutti, dalla noia sono spesso nate le nostre idee più creative e forse anche più autentiche e dalla noia siamo spesso usciti ristorati e pieni di energie.

E con questo lungi da me voler scrivere un elogio della noia come caratteristica di vita, né di sposare appieno il pensiero di Leopardi che “la noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani”, ma è pur vero che momenti di noia possono essere molto sani e vanno salutati come una buona notizia, non scacciati con terrore. La noia ci permette di starcene con noi stessi, una pratica che sta sfortunatamente passando di moda.

Questo fine settimana sarò ad un ritiro di meditazione.

E che (anche) noia sia.

 

E se il mio lavoro non mi piace?

Assagioli, il fondatore della psicosintesi, amava raccontare questa  storia, una storia che affonda le radici nel tempo che fu …

LA STORIA DEI TRE SCALPELLINI

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racconta più o meno così … un viandante camminava in un giorno di gran caldo e nel suo cammino incontrò tre scalpellini che lavoravano sotto il sole cocente.

Si avvicinò al primo e gli chiese “Cosa stai facendo?”. E, questi, senza alzare lo guardo e con il volto che esprimeva solo fatica e sofferenza, rispose: “Non lo vedi? Sto sudando!”

Il viandante continuò a camminare finché trovò il secondo scalpellino per fargli la stessa domanda e questi, alzando a malapena lo sguardo, rispose “Non lo vedi? Mi sto guadagnando il pane per me e per la mia famiglia!” e nel suo volto, assieme alla fatica, esprimeva anche un certo orgoglio di provvedere al sostentamento dei suoi cari.

Infine incontrò il terzo scalpellino che, sentendo quella stessa domanda, alzò fiero lo sguardo e con voce ferma rispose con gioia “Ma come, non lo vedi? Stiamo costruendo una cattedrale!”.

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Auguro davvero a tutti, me compreso, di riuscire a fare nella vita quello che ci piace veramente, ma l’augurio più grande e di riuscire comunque a vedere la cattedrale che stiamo costruendo. Da qualche parte la nostra cattedrale c’è, magari ben nascosta o sotto una coltre di nebbia, o forse semplicemente davanti a noi e basta aprire gli occhi e alzare lo sguardo.