La comunicazione medico paziente

L’importanza della comunicazione efficace tra medico e paziente, l’empowerment del paziente, l’alleanza terapeutica, l’aderenza alle terapie, questo e molto altro è emerso a Pisa, Lo scorso 7 ottobre nel corso di un workshop all’interno di una giornata organizzata dalla Lupus Clinic -Università di Pisa e dal Gruppo Italiano LES.

Qui il link ad una breve intetvista:

Perché niente è come sembra

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Di recente ho ascoltato un bell’intervento di Gianrico Carofiglio all’inaugurazione dell’Anno Accademico della  Fondazione Campus di Lucca. A un certo punto, quasi a dire “guardate che quello che di cui vi parlo è reale”, lo scrittore racconta una storia vera, la sua storia. Allora magistrato in carriera (lui la definisce “l’altra vita”) ma con velleità mai sopite di scrittore, Carofiglio viene, forse ingiustamente, scartato per un posto di grande prestigio e responsabilità. E’ amareggiato e profondamente deluso e arrabbiato, ma questo episodio negativo fa sì che trovi energie e tempo, e forse anche la motivazione, per concludere il suo primo libro e iniziare quella carriera che l’ha portato a realizzare il suo sogno di sempre diventando uno scrittore di successo.

Questo racconto mi ha ricordato quella vecchia storia, quasi una filastrocca …. In breve dice più o meno così: un vecchio uomo molto povero possiede solo un bel cavallo. Un giorno il cavallo scappa via e tutti dicono “che sfortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una sfortuna o una fortuna”. Dopo una settimana il cavallo ritorna accompagnato da un altro stallone selvatico, e tutti dicono “che fortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una fortuna o una sfortuna”. Il giorno successivo il figlio del vecchio, cercando di domare il nuovo arrivato, cade e si frattura una gamba, e tutti dicono “che sfortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una sfortuna o una fortuna”. Pochi giorni dopo arriva l’esercito per arruolare giovani per la battaglia e il figlio del vecchio è scartato a causa dell’infortunio e tutti dicono “che fortuna” e il vecchio “chi lo sa se è una fortuna o una sfortuna”. Questa storia non finisce mai, perché noi non possiamo mai sapere davvero quello che è bene o male, anche perché, semplicemente, non conosciamo il futuro, così come non si può conoscere il contenuto di un libro semplicemente leggendone una frase.

Ma a questa saggia storia Carofiglio aggiunge qualcosa di più potente, ovvero il fatto che le sue parole sono frutto di una realtà di vita vissuta e questo dà al messaggio una forza nuova, regalandoci l’idea chiara che quella filastrocca non è un abile strumento consolatorio, ma una realtà.

Quindi se pensiamo a tutto il chiacchiericcio interno che quotidianamente ci dice questo va bene e questo no, e se anche pensiamo a tutte le fatiche e tutte le frustrazioni e tutte le rabbie che ciò si porta dietro, allora forse quello che possiamo fare è provare ad abbassare consapevolmente un po’ il volume di tutto questo.  Insomma non si tratta certo di farlo cessare, tra l’altro si tratterebbe di un’ipotesi praticamente irrealizzabile, ma di provare a dargli sempre meno ascolto.

E ci sono almeno tre buoni motivi per provarci:

1 – ascoltare questo continuo chiacchiericcio interiore non ci serve a niente, se non ad arrabbiarci e irritarci, e anche questo non ci serve a niente. Si tratta di un atteggiamento inutile e disfunzionale al nostro benessere.

2 – anche i nostri rapporti con gli altri saranno più distesi e fluidi se non avremo tutte le energie impegnate a seguire continuamente tutti i nostri piccoli questo mi piace e questo non mi piace, questo va bene e questo non va bene.

3 – ma soprattutto il motivo per cui non ha senso dare un grande ascolto a questo chiacchiericcio interiore è che le evidenze dicono che non c’è motivo di credergli, perché è davvero impossibile sapere prima se ciò che ci accade è davvero una fortuna o una sfortuna.

Difficile da realizzare?

Vero, anzi molto vero, ma forse vale la pena di provarci.

Quando anche annoiarsi diventa un lusso

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Vacanze d’estate. Ieri la famiglia con cui condividiamo il giardino è stata tutto il giorno in barca. Oggi è un giorno di nuvole e di vento: è un buon giorno per bighellonare tra sdraie fuori e poltrone dentro. A metà pomeriggio la bambina di dieci anni dice alla mamma che si sta annoiando; lei, con tutta naturalezza, risponde “la vacanza serve anche per annoiarsi”. Una risposta insolita, ma che subito mi pare molto saggia.

E in effetti, se la vacanza vuole essere un qualcosa di diverso dal resto dell’anno per le nostre vite spesso troppo piene (per necessità e per scelta), allora permetterci uno spazio fisico e mentale per poterci annoiare senza sensi di colpa, questo pare davvero un interessante indicatore di quello stacco che spesso diciamo di volere senza poi cercarlo veramente. Se, quindi, a volte ci capita di annoiarci, proviamo a togliere ogni connotato negativo a questo termine, perché se io ci penso bene, e forse se ci pensiamo bene tutti, dalla noia sono spesso nate le nostre idee più creative e forse anche più autentiche e dalla noia siamo spesso usciti ristorati e pieni di energie.

E con questo lungi da me voler scrivere un elogio della noia come caratteristica di vita, né di sposare appieno il pensiero di Leopardi che “la noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani”, ma è pur vero che momenti di noia possono essere molto sani e vanno salutati come una buona notizia, non scacciati con terrore. La noia ci permette di starcene con noi stessi, una pratica che sta sfortunatamente passando di moda.

Questo fine settimana sarò ad un ritiro di meditazione.

E che (anche) noia sia.

 

E se il mio lavoro non mi piace?

Assagioli, il fondatore della psicosintesi, amava raccontare questa  storia, una storia che affonda le radici nel tempo che fu …

LA STORIA DEI TRE SCALPELLINI

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racconta più o meno così … un viandante camminava in un giorno di gran caldo e nel suo cammino incontrò tre scalpellini che lavoravano sotto il sole cocente.

Si avvicinò al primo e gli chiese “Cosa stai facendo?”. E, questi, senza alzare lo guardo e con il volto che esprimeva solo fatica e sofferenza, rispose: “Non lo vedi? Sto sudando!”

Il viandante continuò a camminare finché trovò il secondo scalpellino per fargli la stessa domanda e questi, alzando a malapena lo sguardo, rispose “Non lo vedi? Mi sto guadagnando il pane per me e per la mia famiglia!” e nel suo volto, assieme alla fatica, esprimeva anche un certo orgoglio di provvedere al sostentamento dei suoi cari.

Infine incontrò il terzo scalpellino che, sentendo quella stessa domanda, alzò fiero lo sguardo e con voce ferma rispose con gioia “Ma come, non lo vedi? Stiamo costruendo una cattedrale!”.

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Auguro davvero a tutti, me compreso, di riuscire a fare nella vita quello che ci piace veramente, ma l’augurio più grande e di riuscire comunque a vedere la cattedrale che stiamo costruendo. Da qualche parte la nostra cattedrale c’è, magari ben nascosta o sotto una coltre di nebbia, o forse semplicemente davanti a noi e basta aprire gli occhi e alzare lo sguardo.

La vita è uno stato mentale?

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Nel bel film “Oltre i giardino” di  Hal Ashby (1979), il protagonista Chance (Peter Sellers) è un giardiniere analfabeta e (apparentemente ?) dalle limitate capacità mentali che, per una serie di fraintendimenti e situazioni equivoche, diventa un punto di riferimento per i potenti della Nazione. Una commedia degli equivoci divertente e sofisticata, eppure da spettatore avevo la sensazione che ci fosse dell’altro. E infatti negli ultimi minuti il film prende una svolta e, in un finale surreale, Chance cammina sulle acque di un laghetto e appena prima dei titoli di coda la voce in sottofondo recita la frase “La vita è uno stato mentale“.

Ma la vita è davvero uno stato mentale?

Sicuramente il modo in cui vediamo, leggiamo ed interpretiamo la realtà che ci circonda influenza la nostra personale visione della mondo e di conseguenza l’interpretazione che ne diamo in senso per noi positivo, negativo o neutro. Quindi l’atteggiamento mentale con cui guardiamo alla nostra vita e a quello che ci succede influenza la nostra percezione della realtà e, in definitiva, la nostra relazione con essa e il nostro esserne o non esserne soddisfatti.

Proviamo a fare qualche esempio concreto.

Se io e voi osserviamo una stessa scena di vita che accade vicino a noi, e la osserviamo anche dallo stesso punto di vista, noi magari pensiamo di aver tutti visto la stessa scena, ma molto probabilmente non è così. Infatti ciascuno di noi avrà visto la sua propria realtà, avendo posto maggiore attenzione più su un aspetto piuttosto che su un altro, più su un’azione piuttosto che su un’altra, senza contare che ad alcuni sarà sfuggito un particolare piuttosto che un altro e che infine ciascuno filtrerà tutto ciò che ha (o crede di aver) visto secondo il proprio sistema di interpretazione e di valori. Quindi alla fine la scena che abbiamo visto sarà stata unica, ma le nostre esperienze di osservazione della stessa saranno molto probabilmente molteplici e alla fine ciascuno avrà vissuto una propria personale osservazione di quello che chiamiamo realtà.

Ma proviamo a fare un altro esempio. Supponiamo di trovarci a vivere uno di quei periodo che non sono caratterizzati da notizie o situazioni né particolarmente negative, né particolarmente positive. La vita sembra scorrere tranquilla senza particolari movimenti, eppure un giorno ci svegliamo e sentiamo una nuova felicità in noi, una felicità che non è figlia di alcun particolare accadimento. Ed ecco che, senza chiederci cosa sia successo, perché in affetti niente di particolare è successo, ci godiamo (giustamente) questa felicità nel qui ed ora. Siamo esattamente gli stessi di ieri, ma in realtà oggi la nostra mente ci permette di percepire meglio le fortune e le meraviglie di cui possiamo godere ogni giorno nella normalità della vita. A me, ad esempio, di recente è capitato, in una simile situazione, di sentire di poter scegliere io se essere felice o meno.

In definitiva chi può dire se la vita è davvero e solo uno stato mentale? Però di certo un sano e funzionale atteggiamento mentale può aiutarci a vivere meglio e a migliorare il nostro benessere.